Spina Dorica: intervista a Stefano Natalucci

Chiamatelo pure artigiano, designer, creativo. O, più semplicemente, Stefano. Giovane e promettente parquettista marchigiano (ma è nel campo da più di 20 anni), Stefano Natalucci è l’ideatore di Spina Dorica, prodotto protagonista della nuova collezione Mood di Gazzotti già pronta a fare tendenza. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare come è nata questa spina e cos’ha di speciale rispetto alle altre.

Stefano, raccontaci un po’ più di te: chi sei e da dove nasce la tua passione per il parquet?

Provengo da una famiglia semplice dell’entroterra marchigiano, da un piccolo paese vicino a Macerata e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono figlio d’arte. Infatti, l’incontro con il mondo del parquet avviene durante la mia adolescenza: da ragazzi, finita la scuola, si aveva voglia e bisogno di arrotondare un po’ e io andai a bottega da un vicino di casa che produceva pavimenti in legno.

Ed è stato un colpo di fulmine! Da lì ho continuato ogni estate e il primo innamoramento è cresciuto con me, piano piano, diventando curiosità verso tutti i segreti del mestiere. E’ curioso, ma ora che ci penso il mio primissimo giorno di lavoro, da quel vicino di casa, ho posato proprio una spina di rovere italiana.

Spina Dorica Stefano Natalucci

Stefano Natalucci al lavoro su Spina Dorica

E Spina Dorica? Da dove è nata l’idea?

Spina Dorica è stata un’intuizione. Premetto che io sono da sempre un grande appassionato di pavimentazione a disegno: greche, quadrotte, fascia, bindello…tutte cose che una volta venivano realizzate spesso, mentre ora sono considerate desuete. Tra tutte queste forme, l’unica che ha resistito un po’ di più è la spina, che negli ultimi 5-6 anni sta tornando a grande richiesta. E proprio durante la posa di una spina mi è venuta l’idea di accostare i listelli in modo diverso dal solito e ho fatto subito la prova…che dire? La prova riusciva, il cerchio quadrava. Mi sono subito reso conto che il risultato era una tessitura molto particolare e nuova, non solo per me ma per tutto il settore. Da lì, sono poi andato nel mio laboratorio dove ho assemblato un pannello di 3mq in noce nazionale, seguendo questo nuovo schema.

Il primo prototipo?

Sì, esattamente. Oggi quel primo prototipo si trova esposto presso la sede di Bologna della Gazzotti.

Cosa rende Spina Dorica così innovativa?

Sicuramente il fatto che si tratti di un disegno inedito, mai proposto prima, che però ha un forte richiamo alla tradizione estetica italiana di cui conserva il design in modo originale ed elegante. Non è un caso che Gazzotti abbia deciso di proteggerla con un brevetto internazionale! In più, Spina Dorica non dà problemi nè in fase di industrializzazione – poichè è facile da realizzare sia sul tradizionale sia sul prefinito – nè in fase di posa. Anzi, bisogna dire che il posatore si trova grandemente facilitato dalla Spina Dorica che è più semplice e veloce da posare di una normale spina italiana.

Come sei entrato in contatto con Gazzotti Group?

Spina Dorica Gazzotti

Spina Dorica della linea Mood di Gazzotti

Per chi lavora nel mondo del parquet Gazzotti è sempre stata un punto di riferimento: è un’azienda storica – lavora con il parquet dal 1910 – che non si può non conoscere. Quindi, nel momento in cui ho deciso di presentare il mio prodotto a una grande azienda, la mia prima scelta non poteva che essere Gazzotti. E lì sono stato accolto fin dall’inizio con grande entusiasmo e apertura, senza le solite trafile burocratiche di tante grandi realtà. Il bello è stato arrivare subito a chi di parquet se ne intende: Gazzotti ha capito le potenzialità del progetto, cogliendo immediatamente il valore di un design come questo. Oggi posso dire che è una spina in cui crediamo tutti.

Perchè Spina Dorica? Da dove viene questo nome?

Io sono molto legato alla mia regione: credo che le Marche siano un territorio stupendo con gente semplice e di gran cuore. Nel cercare un nome per questa nuova spina volevo che ci fosse un legame con la terra in cui è nata, che rispecchiasse l’identità marchigiana. In antichità la regione Marche era chiamata “Marca Dorica” (come dimenticare poi il Monte Dorico di Ancona?): e così, Spina Dorica, che ha convinto me e Gazzotti.

Qualche considerazione sul parquet in generale e sulle sue evoluzioni future? 

Penso che il parquet sia cambiato molto negli ultimi anni diventando sempre di più un elemento versatile, capace di adattarsi a tante esigenze diverse. Da tempo collaboro con numerosi architetti e mi sono trovato a usare il parquet per rivestire pareti, scale, creare mobili…Assecondare la fantasia di tutti non è semplice, ma se si ha passione, inventiva e tecnica si può almeno provare. Poi, chiaramente, ci vuole il parquet buono. E quello non ce l’hanno tutti!

E voi, siete pronti a realizzare le vostre fantasie con Spina Dorica?